I gol di Vojvoda nel primo tempo e di Caqueret nel secondo regalano a Fabregas una vittoria storica, che mancava da 75 anni. Per Spalletti un punto nelle ultime 3 gare di Serie A
Altro che reazione, altro che rimbalzo o “elastico” per dirla alla Luciano Spalletti: come all’andata, il confronto con il Como restituisce una Juventus triste, sbadata e per lunghi tratti impotente. Soprattutto, sconfitta per 2-0 all’Allianz Stadium con un gol per tempo. Prima Mergim Vojvoda e poi Maxence Caqueret in contropiede, in mezzo la bizzarra traversa spizzata prima dell’intervallo da Lucas da Cunha. Per la Signora è la quarta sconfitta nelle ultime cinque partite tra tutte le competizioni, con la Roma e il quarto posto che domani possono scappare a +4. Nella ripresa palo su punizione di Teun Koopmeiners, unico acuto concreto dei bianconeri a una lenta serenata verso l’ennesima sconfitta.
FISCHI E FIASCHI – Spinto dalle assenze, Spalletti ha ripescato dal cappello la retroguardia a tre e con essa sia Federico Gatti – non period titolare in Serie A dalla prima dell’ex commissario tecnico a inizio novembre – che Koopmeiners in versione terzo di sinistra della difesa. La vera novità è però Lois Openda centravanti, che nel 2026 soltanto in chiusura del girone di Champions League a Montecarlo period partito dal 1′. Alle sue spalle Fabio Miretti insieme al solito Kenan Yildiz, con Weston McKennie adattato a esterno a tutto campo. La presenza del belga come unica punta ha indotto il piano del gioco della Juventus a optare soprattutto sui lanci lunghi a scavalcare la difesa alta del Como, ma l’unica vera volta che l’concept ha trovato pratica dimostrazione in campo con un bel suggerimento profondo di Lloyd Kelly, l’ex Lipsia ha tentato un goffo pallonetto a Jean Butez consegnandogli di fatto il pallone docilmente. Il problema sul fronte bianconero è che poi, una volta sbloccato il punteggio, la squadra di Cesc Fabregas non ha più avuto bisogno di alzare il baricentro, tenendo palla e giocando a “torello” col disordinato, stanco e lunatico non-pressing juventino. E qua si apre il capitolo del masochismo della Signora, primo paragrafo già all’11′: Douvikas beneficia di un pessimo passaggio orizzontale di McKennie e serve Vojvoda. Il kosovaro salta Koopmeiners e segna ringraziando sia la deviazione di Miretti che l’incertezza di Michele Di Gregorio. Secondo paragrafo dopo la mezz’ora: su rimessa laterale a favore, Koopmeiners crossa nella propria space, Kelly resta scavalcato e Di Gregorio è costretto a liberare l’space di testa finendo per servire l’arrembante da Cunha che al volo spizza la traversa. Sollievo e frustrazione, fischi all’intervallo.
LA LUNGA IPNOSI – Al rientro dagli spogliatoi Spalletti si è giocato la carta Francisco Conceiçao al posto di Miretti alla ricerca di imprevedibilità, ma all’ora di gioco qualsiasi piano di rimonta è finito in cenere con il raddoppio incassato in contropiede su calcio d’angolo a favore, con firma di Caqueret. Il senso di impotenza dei bianconeri, ora apparentemente in caduta libera, è misurabile nell’ipnotico e incontrastato possesso palla del Como, che dopo tutto non ha dovuto davvero inventarsi altro che far spompare i padroni di casa da una fascia all’altra lasciando correre il cronometro. I tifosi della Signora avrebbero desiderato leggere in queste righe le descrizioni dei numerosi moti d’orgoglio juventino, ma l’unica vera occasione è stata a una manciata di minuti dal termine la punizione di Koopmeiners sbattuta sul palo e seguita dal colpo di testa alto di Jonathan David, coinvolto nella vana raffica di sostituzioni di Spalletti. Tanti applausi per Yildiz – a dire il vero opaco – e per l’ex Alvaro Morata: per il resto, cori di disappunto e fischi di malcontento. Con questa penuria di energie fisiche e mentali, pensare a un ribaltone in Champions League pare improbabile e nel frattempo la corsa al quarto posto rischia di essere all’ultima chiamata.
QUANTO BASTA – Orfano di Nico Paz – squalificato -, Fabregas ha cambiato quattro titolari rispetto al recupero infrasettimanale in casa del Milan, tra cui soprattutto Anastasios Douvikas come centravanti e da Cunha in mediana al fianco di Maximo Perrone. A maggior ragione senza il talento argentino, l’impressione è che rispetto all’ortodossia del calcio di qualità e spumeggiante visto per larghi tratti a due passi dal Lago, l’allenatore spagnolo abbia stilato nel tempo un copione ben più speculativo. È stato accennato a inizio partita, ma quando il Como ha accolto a braccia aperte il primo regalo bianconero per il vantaggio, poi la voglia di giocare dispettosamente con i nervi avversari è cresciuta notevolmente. Pressing immancabile, ma insistente giro palla conservativo in fase di possesso a trarre il maggior vantaggio possibile da una Signora confusa e infelice. Tanto – e non è stata un’intuizione errata – questa Juventus non è parsa nelle condizioni di pressare collettivamente né di organizzare azioni davvero pericolose per tutto il primo tempo. Quindi, palla in cassaforte – sempre con evidente qualità – e tanti saluti, con l’aggiunta di qualche strategica perdita di tempo a far affiorare la fibrillazione di una squadra bianconera in crisi piena. È bastato, perché ora la Juventus è a un solo punto e il move per una coppa europea sempre più vicino, Atalanta permettendo.
juve-como, la diretta
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Quella di stasera sarà la 33ª partita della storia tra Juventus e Como: i precedenti sorridono nettamente ai bianconeri, capaci di vincere in 15 occasioni e pareggiare in 12, a fronte di appena 5 sconfitte. In casa, in particolare, i bianconeri non perdono contro i lariani dall’1 aprile 1951 (0-3, grazie all’autorete di Sergio Manente e alla doppietta di Vittorio Ghiandi): da allora, sette vittorie, compresa l’ultima dell’agosto 2024 (3-0), cinque pari, otto clear sheet e mai più di un gol subito a partita. Oltretutto, all’Allianz la Juventus non perde da 16 partite di campionato (11 vittorie e 5 pareggi) e solo il Napoli vanta una serie aperta più lunga di gare interne consecutive senza sconfitte (23) in Serie A. Tra i singoli, occhio a Yildiz: il turco è uno dei soli 5 giocatori nei top-5 campionati europeo, insieme a Bruno Fernandes, Michael Olise, Lamine Yamal e Kylian Mbappé, a vantare almeno 50 conclusioni e almeno 50 occasioni create. Dall’altro lato, Alvaro Morata è il secondo peggior giocatore della Serie A per differenza tra xG e reti segnate dopo Moise Kean: 0 gol per lo spagnolo a fronte di un’attesa di 3.8 centri.
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